riti nuziali

Sa ‘ratzia: La rottura del piatto ai piedi della sposa

La settimana scorsa ho celebrato il matrimonio di una coppia meravigliosa: Alfonso e Consuelo. Eravamo nella splendida cornice di Villa Angelina a Massa Lubrense (provincia di Napoli), con uno scenario mozzafiato. Il tramonto sul mare, una leggera brezza, un allestimento floreale incantevole. Insomma, gli indizi per aspettarsi una cerimonia indimenticabile c’erano tutti.

L’aspetto più emozionante, per me, è stato il testo scritto appositamente per la coppia. Sia per quanto riguarda le mie parti come voce narrante, sia per gli interventi. Infatti durante il rito hanno preso la parola alcune delle persone più care agli sposi. Ognuno di loro ha letto un suo contributo, aggiungendo commozione e personalità al tutto. Abbiamo lavorato per molti mesi alla stesura della cerimonia. La sfida era renderla fluida e di facile comprensione per tutti e sono felice di dire che ci siamo riusciti. La commozione è stata palpabile e tra lacrime di gioia e sorrisi è nata una nuova meravigliosa famiglia.

 

 

Alfonso e Consuelo hanno scelto il rito dell’albero della vita, ma durante le ore prima della cerimonia, si è manifestata un’esigenza imprevista. Una richiesta da parte della nonna della sposa. E non so se hai presente come funziona. Quando le nonne chiedono, con la dolcezza e la testardaggine che solo loro hanno, bisogna obbedire!

Alla cerimonia va aggiunto un rito, mi ha detto Consuelo. La rottura del piatto ai piedi della sposa.

Che cosa?

Io, confesso, non l’avevo mai sentito nominare. E sì che di riti ne conosco parecchi!

In quel momento ho dovuto agire rapidamente e trovare una soluzione per preparare l’occorrente. Ma poi, con più calma, mi sono messa a studiare. Ed eccomi qui a raccontarti qualcosa di più di questa usanza insolita e speciale.

La rottura del piatto ai piedi della sposa: istruzioni per l’uso

La nonna di Consuelo è sarda e questa è una tipica usanza dei matrimoni celebrati in Sardegna. Viene chiamata S’arazzu o Sa ‘ratzia. Io non capisco una parola di sardo, ma ho letto che significa “la grazia”. In realtà viene da molto più lontano. Nel tempo e nello spazio. Addirittura dall’antica Grecia (pare). Curiosa? Tranquilla, ora ti racconto come si svolge.

Il rito del piatto si compone di 7 passi:

1) Per prima cosa si prepara un piatto, che contiene simboli di abbondanza e prosperità.

Per esempio:

  • riso
  • grano
  • sale
  • caramelle
  • uva passa
  • mandorle
  • monetine
  • confetti
  • coriandoli di carta (o fogli di carta tagliati a striscioline o pezzetti)
  • petali e foglie

Tutti elementi che ricordano la molteplicità, la ricchezza, la dolcezza, il benessere. È stata fondamentale in questo la complicità della testimone di Consuelo e del suo fidanzato. Con un tam tam telefonico hanno contattato gli invitati che non erano ancora arrivati in sala. E li hanno mandati… a comprare le caramelle! Era infatti l’unico ingrediente mancante per completare il piatto che avevamo progettato.

Fai bene attenzione a questo passaggio. Il piatto deve essere sano, non già scheggiato o rovinato. Lo so, la tentazione di usare un vecchio piatto malandato è forte, ma non porterebbe altrettanta fortuna.

Il piatto pare rappresenti il desco della famiglia di origine. Romperlo sarebbe un modo di augurare agli sposi di non dover più tornare alla casa materna. Insomma, di non divorziare. È un augurio per un matrimonio duraturo e una nuova famiglia solida, se ci pensi.

2) Si sceglie il momento. Ci sono due momenti in cui può essere effettuato il rito, tradizionalmente. All’uscita della sposa da casa o al termine della cerimonia. Ovviamente la tradizione riguarda il rito in chiesa. Si usa rompere il piatto all’uscita dalla messa. Io te lo propongo per arricchire il tuo rito simbolico o civile.

3) Si sceglie chi romperà il piatto. Ad occuparsi di questo rito sono di solito la mamma della sposa, qualche volta la suocera (oppure la nonna). La mamma è l’unica a farlo quando avviene all’uscita da casa. Dopo la cerimonia invece si può dare il compito ad una parente o amica. Si tratta sempre di donne, comunque. È chiaramente un rito che ha radici nelle società matriarcali. E che probabilmente ha qualche legame con le streghe, chi lo sa?

4) Si lancia il contenuto.  La persona prescelta lancia verso gli sposi e gli invitati il riso, le caramelle, le monetine… Insomma il contenuto del piatto. È facile immaginare perché, il significato è lo stesso del lancio del riso. Fortuna, abbondanza, prosperità.

5) Poi si getta a terra il piatto con forza. Anzi posso dirti che la nonna di Consuelo deve averlo fatto tante volte nella sua vita, perché ha sfoderato una grande energia e ha distrutto il piatto in un colpo solo. Evviva! Il piatto infatti deve rompersi. È un simbolo beneaugurante. Se non dovesse rompersi non sarebbe un buon segno. Niente paura però perché si provvederà a fargli fare un altro volo, finché non va in mille pezzi.

6) Arrivano i bambini. Non so se i piccoli della famiglia siano esperti di riti nuziali, ma hanno fatto esattamente quello che ci si aspettava da loro. Sono corsi a raccogliere le caramelle e le monetine cadute per terra. L’usanza sarda prevede infatti la partecipazione dei bambini proprio in questo modo. Secondo me la presenza dei bambini è significativa perché richiamano la fertilità.

7) Si lascia il piatto rotto dov’è. I cocci andrebbero lasciati a terra e non spazzati. Ovviamente questo non sempre è possibile. Il banqueting però è stato molto disponibile. Oltre ad avermi aiutato a reperire l’occorrente e aver messo a disposizione il piatto, ci ha permesso di lasciare lì i frammenti di ceramica. Almeno fino al taglio della torta.

Ed ecco fatto. Un rito antico eppure originalissimo è servito.

È proprio il caso di dirlo, visto che parliamo di piatti!

Alfonso e Consuelo hanno completato questo rituale portafortuna con un bel brindisi. Immagini che fine hanno fatto i bicchieri? Esatto, sono stati gettati a terra per finire in mille pezzi!

 

Varianti al rito

Ecco alcune varianti al rito di sa ‘ratzia:

  • alcuni sostengono che con grano, sale e petali contenuti nel piatto si debba fare una croce sugli sposi per tre volte. Ecco una variante che probabilmente non utilizzerai nel tuo rito simbolico.
  • secondo altri, di piatti ne vanno preparati due. Uno da rompere all’uscita di casa della sposa e uno equivalente per lo sposo.
  • in altre zone i piatti sono molti di più. Tutti coloro che vogliono fare un augurio agli sposi rompono un piatto al loro passaggio nel percorso verso la cerimonia. Insomma, bisogna acquistare un intero servizio di piatti! Scherzi a parte, questo potrebbe essere un modo creativo ed originale per movimentare l’ingresso del corteo nuziale. Io un pensierino ce lo farei!
  • secondo un’interpretazione antropologica, la rottura del piatto rappresenterebbe la perdita della verginità della sposa. Questo sarebbe il motivo per cui il piatto deve essere intatto. Ormai è piuttosto difficile che una sposa arrivi vergine al matrimonio, ma se questo è il tuo caso questo rito acquista ancora più valenza simbolica!

Ormai avrai capito che sono entusiasta di questo rito. Non vedo l’ora di incontrare una coppia speciale come Alfonso e Consuelo per riproporlo. Mi piacerebbe anche molto creare il giusto testo per trasmettere in modo emozionante il senso di questo rituale agli invitati.

E tu che ne pensi?

Ne avevi mai sentito parlare? Conosci altre curiosità su questa usanza?

Ti piacerebbe averlo nella tua cerimonia nuziale?

Allora sai cosa fare: compila il form per contattarmi. Faremo una chiacchierata per scoprire insieme come inserire questo ed altri riti nella tua meravigliosa cerimonia personalizzata.

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A presto!

Claudia

 

Credits:

Location: Villa Angelina, Massa Lubrense (Napoli)

Banqueting: AC Ricevimenti

Fiori: Lillà flowers

 

Tag

Claudia

Ciao, sono Claudia Carbonara, officiante professionista e ideatrice del metodo Cerimonia VIP. Leggi la mia storia nella pagina Chi sono.

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