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La tua cerimonia nuziale è la tua dichiarazione di indipendenza

In questi anni di lavoro come celebrante, sono entrata in contatto con centinaia di coppia di futuri sposi, di ogni età tipologia e provenienza. Tutti alla ricerca del proprio modo unico di vivere il momento della loro unione.

Per alcune di queste coppie, è stato particolarmente difficile trovare il giusto equilibrio tra le loro esigenze e quelle dei loro ospiti e familiari.

In particolare, molti hanno dovuto combattere per affermare la loro scelta di non sposarsi in chiesa. Qualcuno ha perso la battaglia e ha accettato un matrimonio diverso da quello che desidera.

Analizzando tutti questi casi, mi sono resa conto che l’elemento centrale e comune a tutte queste storie é la ricerca dell’indipendenza.

Se stai organizzando il tuo rito nuziale, anche tu passerai da questo crocevia, quindi oggi voglio fornirti delle indicazioni e degli spunti di riflessione per affrontare al meglio questa sfida.

Quanto siete indipendenti?

Molte coppie che ho conosciuto si lamentano dell’eccessiva intromissione delle famiglie nei loro preparativi.

La ragione di questo è che non hanno raggiunto l’indipendenza dal loro nucleo d’origine. Non ci sono modi meno drastici di descrivere la situazione. Quindi ti chiedo scusa se oggi metterò il dito nella proverbiale piaga.

Ritengo che sia molto importante spingerti ad una riflessione. Una medicina amara, ma per il tuo bene.

Se non puoi scegliere, significa che non sei libera.

Ripetilo ad alta voce più volte, finché non sei disposta ad approfondire il perché di questa schiavitù.

Di solito, si verifica uno o di questi casi, o entrambi:

1) Non c’è l’indipendenza economica

Se per organizzare il tuo matrimonio è necessario il supporto dei genitori e delle famiglie, la tua libertà di scelta è ridotta. Chiedendo un aiuto economico ai tuoi genitori, ottieni come conseguenza che loro pretendono di avere voce in capitolo sulle tue scelte.

E non hanno tutti i torti! Stanno pagando loro il matrimonio, quindi hanno il diritto di sapere e decidere per cosa saranno spesi i loro soldi.

Un discorso a parte meritano quei meravigliosi genitori illuminati che intendono il contributo economico per il matrimonio come un regalo per i propri figli. Dalla mia esperienza, sono una netta minoranza. Per la maggior parte delle famiglie, si tratta infatti di un investimento, non di un dono.

Si aspettano di ricevere un ritorno da quella spesa. Non economico, ma in termini di soddisfazione, prestigio, ammirazione da parte degli invitati.

Non di rado, anche gli invitati fanno parte di questa logica. Infatti i loro regali sono fondamentali, perché il matrimonio viene pagato – tutto o in parte – con le cosiddette “buste”.

Si fanno perciò tante scelte non per seguire il gusto o i desideri degli sposi, ma per evitare che qualche ospite poco soddisfatto consegni una busta troppo leggera.

So che questa abitudine di farsi pagare il matrimonio da altri è molto radicata, ma pensaci.

Questa mancanza di libertà ti peserà per tutta la durata dei preparativi. Ti porterà ad un matrimonio che non ti rispecchia e ti lascerà per tutta la vita un ricordo avvelenato dai rimpianti.

2) Non c’è l’indipendenza emotiva

Chi durante il passaggio all’età adulta non ha sviluppato una corretta comunicazione con la famiglia, può avere difficoltà ad esprimere i propri desideri e a lottare per conquistare la cerimonia dei sogni.

Molte coppie che ho incontrato si sentivano obbligate ad accontentare i genitori. In qualche modo si sentivano in colpa per le loro scelte di vita. Ad esempio:

  • essere andati a vivere da soli
  • essersi trasferiti in un’altra città per lavorare o studiare
  • non aver seguito le orme dei genitori nello studio o nel lavoro
  • essere stati assenti durate le feste comandate (festività natalizie, compleanni ecc…)
  • scegliere un compagno/compagna diverso dalle aspettative dei genitori
  • essere andati a convivere o aver avuto figli prima del matrimonio
  • aver divorziato
  • aver litigato con una o più persone della famiglia

Questo è solo un breve elenco, tratto dagli aneddoti che mi sono stati raccontati più spesso. Forse potresti trovarti anche tu in questa situazione.

In questi casi è umano provare dei sensi di colpa, ma è sbagliato usare il matrimonio per rimediare.

Lo stato d’animo più diffuso è quello di pensare alla cerimonia nuziale come ad un modo per accontentare i genitori. Un’offerta di pace, per farsi perdonare. Per esempio tanti scelgono:

  • di sposarsi in chiesa anche se preferirebbero un matrimonio civile
  • di invitare tutta la famiglia anche se vorrebbero una cerimonia intima
  • di spendere un capitale in aspetti del matrimonio che per loro sono secondari
  • di celebrare le nozze nella città dei genitori anche se non la sentono più loro

Sono sicura che questi esempi ti dicono qualcosa. Se non ti sei trovata in questa situazione, conosci certamente qualcuno che lo ha fatto. Come ti ho detto, è un atteggiamento diffusissimo. Naturale per la nostra cultura, direi.

Tuttavia è un approccio errato e controproducente.

Anche se l’intento di fari perdonare può sembrare nobile e affettuoso, il matrimonio non è una merce di scambio. Non puoi “pagare” con la rinuncia ai tuoi sogni per “comprare” la serenità familiare.

Non funziona così.

Stai semplicemente costruendo una bomba ad orologeria, che esploderà presto.

Perché hai mille occasioni nella vita per chiarirti con i tuoi genitori e tantissime possibilità di fare qualcosa di bello per loro. Ma hai UN SOLO matrimonio.

Rinunciare a quello che vuoi adesso ti sembra un modo per allontanare delle discussioni. Il quieto vivere però non arriverà, perché il risentimento crescerà dentro di te. Ti troverai a pensare sempre più spesso a tutto ciò a cui hai dovuto rinunciare.

Finché non ci sarà un’altra occasione di scontro, una qualsiasi, e rinfaccerai alla tua famiglia questa rinuncia.

Non sarà bene per te, perché i sensi di colpa torneranno decuplicati. Non sarà bene per loro, perché non potranno rimediare, visto che ormai il tuo matrimonio è passato.

La tua dichiarazione di indipendenza

La tua cerimonia nuziale deve essere quindi lo spunto per guadagnare la tua indipendenza. Risanare la situazione con sincerità e con una comunicazione affettuosa ma decisa.

Ricorda che alla fine hai davanti a te persone che ti amano.

Possono aver coltivato rabbia, delusione, ansia, paura. Possono non aver compreso le tue scelte. Ma, sotto sotto, vogliono solo la tua felicità.

Il tuo matrimonio è l’inizio di una nuova vita familiare. Che dovrebbe essere fondata sui vostri valori, sulle vostre scelte, sul vostro progetto di famiglia.

Per questo la cerimonia nuziale è così importante.

È un momento di crescita, di emancipazione, di trionfo. Deve contenere il seme della vostra filosofia di vita, quello che germoglierà in un percorso familiare autonomo e indipendente.

Certo, questo non lo puoi fare con un rito civile standard.

Quei 3-4 minuti non sono sufficienti ad esprimere questo passaggio e a raccontare la vostra meravigliosa unicità. E non ti aiutano nemmeno nel comunicare la tua indipendenza alla tua famiglia.

Per non parlare della necessità di cancellare le ansie e le diffidenze di chi non ha mai visto un matrimonio civile. Il rito standard è terribile in questo senso. Pochi minuti di burocrazia, senza sentimenti né emozioni.

Quello che ti serve è una cerimonia su misura, la vostra dichiarazione d’amore e di indipendenza. Il manifesto della vostra famiglia.

Per crearla, non basta saper scrivere bene e avere l’animo romantico. La tecnica per scrivere un testo efficace si acquisisce con anni e anni di studio e pratica come celebrante.

Se vuoi, in questo posso aiutarti io. Scrivere e celebrare cerimonie esclusive e uniche è il mio lavoro.

Per maggiori informazioni sui miei servizi, compila il modulo che trovi qui sotto. Se la tua data è ancora libera potremo fissare una prima consulenza.

  • non dimenticare il prefisso se hai un numero non italiano

A presto

Claudia

Claudia

Ciao, sono Claudia Carbonara, officiante professionista e ideatrice del metodo Cerimonia VIP. Leggi la mia storia nella pagina Chi sono.

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