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Come vincere timidezza e imbarazzo durante la cerimonia nuziale

Molte volte, quando incontro per la prima volta le mie coppie di sposi, sento questo termine ricorrente, che usano per descrivere i loro timori nei confronti della cerimonia nuziale civile o simbolica: “imbarazzante”.

Soprattutto gli uomini, ma anche molte donne, hanno paura di non sentirsi a proprio agio durante il rito nuziale, di provare imbarazzo e non riuscire a godersi quello che dovrebbe essere uno dei giorni più belli della vita.

Voglio approfondire con te questo aspetto, per capire da dove deriva questa sensazione sgradevole e come puoi evitarla e ottenere una cerimonia piacevole da vivere e da ricordare.

Premetto che qui non troverai consigli tipo “beviti una camomilla prima della cerimonia” o “fai le prove davanti allo specchio”. So per esperienza che questi accorgimenti non sono sufficienti, ma bisogna andare a fondo nella questione.

Io voglio aiutarti a capire da dove nasce l’imbarazzo e come risolverlo alla radice, quindi se mi presterai la tua attenzione per qualche minuto, ti aiuterò a fare chiarezza dentro di te.

Il primo aspetto da considerare è che c’è una sorta di cornice culturale in cui il matrimonio è inserito.

Si pensa che il matrimonio sia una cosa “da femminucce”, una questione di fiocchetti, fiorellini, decorazioni, aspetti superficiali. E, di conseguenza, chi non è interessato a questi elementi vive il matrimonio come qualcosa che non lo riguarda.

Mi rivolgo agli sposi, per semplicità, ma è un discorso unisex perché ci sono tante ragazze che non amano le frivolezze.

Comunque per molti l’organizzazione delle nozze spetta “alla sposa”. L’uomo troverà in qualche modo il matrimonio già fatto. Il rischio quindi è che poi quel giorno si trovi immerso in una situazione che non gli appartiene. E questo provoca disagio, ansia e sensazioni negative.

Se la pensi così, prova a vedere le cose da un’altra angolazione. Il matrimonio non è un insieme di fiocchetti e fiorellini, anzi! È un rito di passaggio importante nella vita di tutti, ed è questo che va celebrato nel rito.

Io sono sicura che, se hai deciso di sposarti, e perché vuoi creare una famiglia, vuoi far sì che il tuo progetto di vita con la persona che hai scelto si concretizzi, vuoi dare ufficialità al vostro legame.

Forse vuoi anche dare un buon esempio ai tuoi figli.

Un giorno racconterai loro di come hai consacrato il tuo matrimonio, indipendentemente dal fatto che tu abbia scelto un rito laico o più affine alla tua spiritualità. Si tratta comunque di una consacrazione davanti alla comunità dei vostri cari.

E ancora, vuoi prenderti cura di tua moglie, prenderti cura insieme a lei dei tuoi figli, creare con lei un lavoro di squadra e una collaborazione continuativa, esserle vicino nei momenti difficili…

Matrimonio è tutto questo, stiamo festeggiando la vostra volontà di essere una famiglia.

Se la guardi da questo punto di vista, ti renderai conto che invece il matrimonio ti appartiene profondamente, come concetto.

Devi essere in grado di andare oltre, ma sono sicura che, con una piccola riflessione, riuscirai a farlo.

Una persona intelligente sa che bisogna sempre andare al di là della superficie.

I fiocchetti e i fiorellini sono solo la “confezione” del matrimonio. Quello che conta è il contenuto.

 

Ecco perché il contenuto della cerimonia non dovrebbe essere lasciato al caso.

È la parte più importante del matrimonio. Rappresenta il vostro progetto di famiglia, qualcosa a cui tieni profondamente. Ed è questo che deve venire fuori, quindi è fondamentale che tu ti sforzi di operare questo cambio di mentalità.

Se farai questo, vedrai che già una parte dell’imbarazzo sarà andata via perché non ti sentirai più come se fossi costretto a indossare un costume di carnevale che rappresenta qualcosa di diverso da te. Ma ti sentirai perfettamente a tuo agio.

Il secondo aspetto di cui tenere conto è che ci sono dei momenti specifici della cerimonia in cui molte persone temono di sentirsi in imbarazzo.

Per esempio ci potrebbe essere un ringraziamento speciale da leggere. Oppure il momento fatidico delle promesse.

Se sei un po’ timido, avere addosso gli occhi di tutti può spaventare.

Purtroppo il matrimonio è spesso vissuto come uno spettacolo. Tu ti sposi e ci sono degli spettatori ad assistere. La conseguenza è che questi spettatori si sentono in diritto di giudicare.

Come quando vai al cinema o teatro e poi, quando esci, fai dei commenti e dici se ti è piaciuto o non ti è piaciuto quel film o quello spettacolo.

Questo meccanismo, in cui gli invitati stanno lì ad assistere e poi danno la loro recensione, è tipico delle cerimonie nuziali in generale, ed è ancora più vero per le cerimonie “diverse”, più nuove e personalizzate.

È un concetto profondamente sbagliato, che purtroppo noi italiani (ma è così un po’ in tutto il mondo) portiamo come bagaglio culturale.

Tanto è vero che, te ne sarai accorto, quando si fanno i matrimoni in chiesa (che di solito non piacciono a nessuno, tranne a chi è profondamente credente) gli invitati stanno fuori, aspettando che il rito finisca.

Come quando sei costretto ad andare a vedere al cinema un film che non ti piace. E quindi appena puoi, magari all’intervallo, vai al bar e resti lì fino alla fine del film, o preferisci stare fuori a fumarti una sigaretta e fare due chiacchiere con un amico, invece che subire la visione di questo film che non ti piace.

È lo stesso concetto che puoi notare in tanti matrimoni.

Visto che si tratta di un limite culturale, non puoi cambiare la mentalità degli invitati, ma puoi cambiare la cerimonia.

 

In una cerimonia fatta bene la comunità partecipa al rito.

Il matrimonio non è fatto solo dagli sposi, dal celebrante e dai testimoni. Ma è un rito fatto da tutta la comunità. È tutta la comunità che festeggia, che si emoziona, che vive quel momento.

E a nessuno viene in mente di alzarsi, perché sta vivendo qualcosa di speciale.

Questo porta tutti gli invitati a interpretare in maniera corretta il rito, capire che non è uno spettacolo, ma un’occasione di gioia e di condivisione. Ma non solo. Porta gli sposi a non sentirsi a disagio.

Non hai più la sensazione di essere sul palcoscenico.

Spesso vedo molte coppie che si sforzano di interpretare per un giorno il ruolo di Principe e Principessa, anche se è quanto di più lontano ci sia dal loro modo di essere. Magari sono persone molto alla mano, sportive, moderne, brillanti. Ma quel giorno “si spengono” perché fanno quello che secondo loro è giusto che una sposa o uno sposo debbano fare, per evitare critiche.

Critiche che ci sono comunque! Perché, quando gli sposi recitano, gli invitati si fanno spettatori.

Ti faccio un esempio. Lei rinuncia alla sua personalità, si fa crescere i capelli che invece ama portare corti, si toglie gli occhiali che indossa normalmente, si fa la lampada perché le hanno detto che deve essere abbronzata, si mette a dieta ecc ecc.

Si sente costretta a cambiare.

Vale anche per lo sposo, che cambia il suo look, cambia il suo comportamento, si veste con abiti che non indosserebbe neanche in punto di morte se non fosse costretto ecc…

Entrambi si trovano a vivere come se quel giorno stessero recitando una parte.

Questo è veramente deleterio ed è normale che poi la cerimonia risulti imbarazzante!

Che ti aspetti? Sei lì, vestito con un abito che non ti rappresenta, a fare delle azioni di cui non capisci il senso, davanti a un gruppo di persone che ti sta giudicando per poi assegnarti un “voto”. Certo che sei in imbarazzo! Sarebbe assurdo aspettarsi il contrario!

È diverso se il rito è costruito con delle parole e dei gesti che senti tuoi.

Intendiamoci, l’emozione ci sarà sempre. Sentirai comunque il batticuore. Per la felicità, potrebbe caderti qualche lacrima o potrebbe tremarti la voce. Va benissimo.

Proprio perché non è uno spettacolo ma è una cerimonia autentica, completamente vostra.

Come si fa ad ottenere un rito nuziale autentico, emozionante E soprattutto non imbarazzante anche per gli sposi più timidi?

 

Certamente è estremamente difficile, per non dire quasi impossibile, riuscirci con un rito standard.

Se è standard, per definizione non può essere personalizzato. Quindi non può contenere tutto ciò che invece rappresenta te nel profondo.

Ci vuole un lavoro su misura, ma soprattutto bisogna creare il rito insieme.

Devi essere partecipe della costruzione del rito e della scrittura del testo della cerimonia. Certe frasi, certi gesti, certe espressioni, devono venire da te.

Chiaramente non è il tuo mestiere, quindi non sai neanche da che parte cominciare per scrivere il testo della cerimonia. Visto che di lavoro non fai il celebrante, questo è normalissimo.

Del resto, lo stesso ragionamento vale anche in altri ambiti. Se fai sport, sei tu che materialmente compi quei movimenti, però ricevi indicazioni e consigli  su cosa fare e su come impostare il tuo allenamento da un professionista.

Senza un coach non riusciresti a ottenere dei risultati di alto livello.

Lo stesso se vuoi imparare, per esempio, a guidare l’automobile. È chiaro che sei tu a usare il volante, il cambio, i pedali ecc. Ma ci deve essere prima di tutto qualcuno che ti fornisce l’auto e qualcuno che ti spiega come si guida.

Lo stesso è per la cerimonia.

Se tu vuoi vivere la tua cerimonia nel modo migliore, ci vuole qualcuno che ti accompagni in questo percorso. Qualcuno che ti aiuti a scoprire quei gesti speciali, a trovare le parole giuste e a fare tutto quello che riguarda il tuo ruolo, sentendoti a tuo agio.

Questa persona è il celebrante.

Però dobbiamo capirci sui termini, perché probabilmente è una figura diversa da quello che immagini.

Per celebrante al giorno d’oggi spesso si intende qualcuno non fa niente di tutto questo. Spesso è una persona che lavora per il comune e che quindi ha il compito soltanto di leggere gli articoli di legge.

Oppure si pensa a un sacerdote, che segue gli sposi durante il corso prematrimoniale. Però chiaramente non celebra riti civili.

O ancora, qualche amico che è stato tirato in ballo nel rito, ma non sa nemmeno da dove cominciare ed è più imbarazzato di te.

Ecco, il celebrante, per come lo intendo io, è tutt’altro.

Il mestiere del celebrante laico in Italia è nato relativamente da poco. Io sono stata la prima a scegliere di lavorare specificatamente con le coppie italiane.

Prima di me c’erano soltanto pochi colleghi che si occupavano di destination wedding, quindi di coppie straniere che si sposano in Italia (e hanno cultura ed esigenze molto diverse).

Undici anni fa, nel 2009, io ho deciso invece di specializzarmi nella cultura italiana.

Adesso c’è un po’ il boom di questo lavoro, e ci sono tanti celebranti, alcuni più bravi, altri inesperti. In generale però, tutti lavorano sempre con lo stesso testo o con poche varianti. Partono da una base comune e fanno poche modifiche.

Il risultato va bene per i casi generici e per gli sposi più spigliati, ma non per chi vuole vivere questa esperienza in modo intenso e indimenticabile, e soprattutto senza imbarazzo.

Il limite di una cerimonia standard non è soltanto collegato al suo prestigio (come in tutte le cose un pezzo unico vale di più di qualcosa fatto in serie). Ma in sostanza è come mettersi un vestito che non è tuo, stai facendo una cerimonia che non è la tua.

Può andare bene, può andare male, ma lo scoprirai solo il giorno del matrimonio, e arrivato lì non potrai più farci niente.

Con il mio metodo CerimoniaVIP, ho scelto una via diversa. Ho scelto di rendere gli sposi protagonisti della creazione della loro cerimonia.

Quindi ho ideato un versione più divertente e interattiva di un “corso prematrimoniale”, per aiutare le coppie a tirar fuori tutte le loro paure, i loro progetti,i sentimenti e le speranze che custodiscono nel cuore.

Il testo è realizzato mettendo insieme la mia conoscenza tecnica come copywriter con le loro parole.

La cerimonia è molto più che personalizzata, viene realizzata a partire da zero e cucita su misura.

Ovviamente in quel caso l’imbarazzo non c’è, perché si tratta di un rito autentico e studiato strategicamente per supportare emotivamente la coppia.

E quel giorno ci sono solo emozioni positive e la gioia di godersi un giorno importante come merita.

Se ti interessa saperne di più sul mio metodo, compila il modulo che trovi qui sotto. Se la tua data è ancora disponibile io e la mia squadra saremo felici di metterci a tua disposizione.

  • non dimenticare il prefisso se hai un numero non italiano

A presto!

Claudia

 

 

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Ciao, sono Claudia Carbonara, officiante professionista e ideatrice del metodo Cerimonia VIP. Leggi la mia storia nella pagina Chi sono.

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